La Conversione dei Siti Militari >> Riqualificazione >> Dimensione e dati
Le installazioni militari, in particolar modo quelle occupate da forze militari straniere, storicamente vengono inserite in ciclici processi di ristrutturazione e ricollocazione. Un'area militare è per sua natura soggetta a spostamenti e cambiamenti legati al mutamento della situazione internazionale o ai tagli delle spese di bilancio decisi da una nuova amministrazione.


I governi riposizionano queste strutture secondo esigenze proprie, collegate a logiche di tipo strategico. Il fatto che una base militare sia attiva da molti anni non inficia il senso del ragionamento: “Negli Stati Uniti, ad esempio, circa il 20-25 per cento delle basi militari americane è stato di recente considerato ridondante".1 La scelta della chiusura di una base militare affronta il problema in modo più completo rispetto ad una richiesta di un ridimensionamento, al controllo delle attività e dei danni, che appaiono soluzioni parziali all’impatto di questi siti sul territorio.


In pochi anni, ad esempio, nella fase iniziale del processo di ristrutturazione che iniziò nel 1990 gli Stati Uniti ritirarono dalla Germania 180.000 truppe, chiusero o ridussero 630 siti militari, licenziarono 41.000 civili tedeschi, restituirono 40.000 ettari, eliminarono 15 cittadelle militari e sei basi aeree; all’incirca nello stesso periodo l’Italia vide una riduzione di alcune migliaia di addetti militari e civili in 14 differenti siti, con la chiusura completa della base aerea di Comiso e della stazione di San Vito.

Nella sola regione del Nord Vestfalia, negli anni Novanta, furono convertite le seguenti installazioni:

- 98 caserme (2.036 ettari)
- 7 aeroporti (1.413 ettari)
- 83 depositi (2.899 ettari)
- 34 campi d’addestramento (1.253 ettari)
- 49 campi missilistici (300 ettari)
- 22 centri d'informazioni (37 ettari)










1 BICC - Bonn International Center for Conversion, Coversion Survey 2003, Nomos Verlagsgesellschaft Baden-Baden, pag.80