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Il primo ad essere realizzato è stato l’impianto offshore, ossia 10 turbine localizzate al largo dalla costa, che si innalzano per 77 metri fuori dalle acque del Mar del Nord. Sono poi spuntate pale eoliche anche sulla terraferma: oggi se ne contano 11. Il risultato è che, come auspicato, ora il 100% degli abitanti dell’isola usa energia verde per soddisfare le proprie esigenze. Ma non solo: la produzione supera ampiamente le richieste isolane, per cui l’energia prodotta dal vento viene venduta al continente e inserita nella rete elettrica danese.

Ogni turbina a terra è costata 570 mila euro, mentre quelle in mare 2,2 milioni l’una. Si è dunque trattato di un investimento di 28 milioni di euro, sostenuto dai comuni locali e dagli abitanti, ma agevolato dal governo centrale tramite abbattimenti fiscali e sovvenzioni. Oggi l’isola può vantarsi di essere l’unico territorio abitato (di dimensioni significative) ad avere un bilancio "negativo" di emissioni di gas serra. Essa, infatti, ha ridotto la produzione di anidride carbonica, biossido di zolfo e biossido di azoto rispettivamente del 142%, del 71% e del 41%. Poi, con il surplus di energia pulita che cede alla rete nazionale, controbilancia quel che le resta di emissioni, fino a superarle. Quasi tutti a Samsø guadagnano grazie al vento: le turbine sono possedute in percentuali variabili da investitori privati (abitanti del posto), dal governo stesso e da cooperative di cittadini. La rivoluzione verde ha risollevato l’economia dell’isola, frenando l’emigrazione di giovani ed attirando turisti, incuriositi dal particolare stile di vita della gente del luogo.

I tetti degli edifici sono rivestiti di muschio per essere termicamente isolati e sono coperti di pannelli solari: con l’energia tramite essi prodotta si riscalda l’acqua e, in parte, gli ambienti interni. Il "resto" del riscaldamento è coperto dalle biomasse, bruciando in grandi ed efficienti fornaci paglia e trucioli di legno. Tali materiali vengono considerati "CO2 neutrali" in quanto sono sottoprodotti dell’agricoltura per alimentazione, vale a dire che essi sarebbero comunque scarti e, soprattutto, derivano da piante, le quali per loro natura durante il proprio ciclo vitale assorbono anidride carbonica restituendo ossigeno all’ambiente. Per giunta, le ceneri che restano dopo la combustione sono sparse nei campi come fertilizzanti. Tutto è inserito in un circolo energetico virtuoso.2












1 A. Bartolazzi, Le energie rinnovabili, Hoepli, Milano, 2006, pag.16
2 Dall'articolo: Samsø: il paese delle meraviglie ecologiche, luglio 2009 (www.terranauta.it)


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