La Conversione dei Siti Militari >> Caso di studio >> Scelta dell'uso
"Nel 1996 la Città di Torino presenta all'Unione Europea, nell'ambito delle Azioni Innovative del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, il progetto "The Gate - living not leaving", un Progetto Pilota Urbano volto a migliorare le condizioni di vita e di lavoro del quartiere di Porta Palazzo. Attraverso una metodologia ed un approccio innovativo, in grado di fornire un esempio per altre esperienze in Europa, il progetto si propone di coinvolgere diversi partner, pubblici e privati e di innescare un processo di riqualificazione del territorio di Porta Palazzo e Borgo Dora".1

Nel 1998 nasce il Comitato Progetto Porta Palazzo, organo no-profit a partecipazione mista di istituzioni pubbliche e di enti privati, con l'incarico di gestire e realizzare l’intero programma che, finanziato principalmente dall’Unione Europea, dalla Città di Torino e dal Ministero dei Lavori Pubblici, si occupa di interventi a favore dello sviluppo economico, sociale, culturale, promozionale e di trasformazione, riqualificazione fisica pubblica e privata del territorio. Il 31 dicembre 2001 il Progetto The Gate chiude  la sua fase di progetto europeo con un bilancio di 18 azioni portate a compimento rendicontando il 97% delle risorse a disposizione e innescando il processo di riqualificazione.


La scelta dell'uso migliore di un sito attraverso la sua conversione deriva quindi da un processo che deve coinvolgere più soggetti per poter raggiungere obiettivi apprezzabili. Uno strumento indispensabile in questo approccio è il focus group: una ricerca qualitativa, in cui un gruppo di persone è interrogato riguardo all'atteggiamento personale nei confronti di un prodotto, di un concetto, di una pubblicità, di un'idea o di un progetto. Le domande sono fatte in un gruppo interattivo, in cui i partecipanti sono liberi di comunicare con altri membri del gruppo.

Nei focus group tradizionali, un gruppo di persone si riunisce nella stessa stanza: i membri vengono preselezionati in modo che il gruppo (dagli 8 ai 12) sia rappresentativo di un certo mercato e la sessione dura solitamente 1 o 2 ore. Un moderatore guida il gruppo, con una discussione che sonda gli atteggiamenti relativi ai prodotti o ai servizi proposti. La discussione è non-strutturata e il moderatore incoraggia il libero flusso delle idee. I rappresentanti del cliente/utente osservano la discussione da dietro uno specchio unidirezionale. Una telecamera registra la riunione: i ricercatori esaminano non solo le discussioni, ma anche il linguaggio del corpo e le dinamiche. Attraverso internet è possibile collegare gli intervistati condividendo immagini, dati e risposte sui propri monitor, evitando le spese per i viaggi. I gruppi on-line sono solitamente limitati a 6 o 8 partecipanti. Il principale problema dei focus group on-line è però quello di assicurare che gli intervistati siano rappresentativi di una popolazione più ampia (compresi coloro che non hanno un computer). Mentre un tale sistema elimina alcuni problemi logistici e le spese legate alla conduzione dei focus group, richiede comunque che uno o più rappresentanti del cliente/utente siano assieme al moderatore. Solo in questo modo si possono aggiungere al momento domande che sondino una particolare risposta.2



1 http://www.comune.torino.it/portapalazzo/progetto
2 C. Albanesi, I focus group, Roma, Carocci editore, 2004